Qui si muore, e non di vecchiaia.
Frammenti – Metropoli
Scarsa voglia di scrivere. Parlare di me al momento non mi preme. Il che vuol dire che sostanzialmente le cose procedono bene, per quanto riguarda me. Sorrisi e soddisfazioni.
Posso guardare fuori. Anche se mi viene da vomitare.
Il paese va a puttane, il cervello della gente è sempre più in putrefazione.
Pare che l’unico motivo serio di protesta sia l’insoddisfacente campagna acquisti di una squadra di calcio.
C’è un altro G8. All’Aquila. Fra una scossa e l’altra. I capi degli otto paesi in alberghi di lusso e i terremotati nelle tendopoli. Naturale.
Mi ricordo otto anni fa gli pseudo-controlli a Linate, al ritorno da Londra. I cittadini non-UE da una parte, quelli UE dall’altra. Carta d’identità e fine. Era il 19 luglio, e i miei mi dissero che “a Genova avevano già iniziato a fare casino”. Cinque mesi dopo durante l’autogestione seppi dalla voce di Enzo Baldoni che quel giorno ci fu una manifestazione pacifica. Come tutte le manifestazioni a cui ho preso parte in seguito e che i miei hanno sempre disapprovato.
Come vorrebbero esserlo tutte le manifestazioni, non fosse che quando noti la prima volta lo sguardo che hanno i celerini capisci che Gandhi era un utopista, folle come tutti gli utopisti.
(I miei non sanno che fra le mie fotografie preferite di tutte quelle che ho fatto c’è quella del murales dedicato a Carlo Giuliani fatto da Ozmo e altri, che fino a due anni fa campeggiava di fronte all’ex-Bulk.
I miei non sanno che il Conchetta è il Cox 18, ovvero un centro sociale. Che Villa Vegan si chiama Villa Vegan Occupata. Che alcuni dei miei amici hanno occupato, vissuto, tenuto in vita finché sono esistiti il Malamanera, il Bulk, il Garibaldi, il Boccaccio, il Paso.
I miei non capiscono cosa urlano BelliCosi e Kafka e Cripple Bastards e La Crisi e Laghetto e tutti gli altri altrimenti capirebbero che non li ascolto solo perché mi piace il casino.)
Qualche giorno fa parlando con mia sorella mi sono lanciata in una difesa appassionata degli squatter e di chi occupa. Questo dopo che all’esame di Progetto urbano ho usato parole da veltroniana rispetto la questione CIE di via Corelli, non sapendo che entrambi i docenti fossero dell’idea che i CIE andrebbero rasi al suolo. Il mio Super Io accoglie gli insulsi inviti alla moderazione di Napolitano, e lo scopro solo ora. Eh no, che cazzo, se c’è un momento in cui bisogna essere intransigenti è proprio questo.
E mi convinco sempre più che se la situazione non esplode da sé, va fatta esplodere. A stare a guardare e alzare una mano ogni tanto pare evidente che non solo non succede nulla, ma non si viene nemmeno considerati.
Chiedetemi perché ascolto musica incazzata da otto anni e ancora non smetto di farlo.





Sto iniziando a volerti bene come ad una compagna di viaggio.
Non potrei non volertene, queste tante cose da condividere mi commuovono.
Il cervello della gente nn è in pitrefazione, ma in esilio:
Abbandonati certi corpi, i cervelli sono perduti.
Mi manca vivere in uno Stato che dovrebbe essere la nostra Prima Casa.
Non il nostro Primo Nemico.
LA LOTTA È DURA MA NON CI FA PAURA!!
E’ anche tra le mie tue foto preferite. Ricordo che l’estate scorsa camminavo tra le nuvole come sempre e ho visto dei tizi del comune che lo pitturavano di marrone, un marrone tristissimo tra l’altro. Mi sembra che ci abbiano scritto qualcos altro sopra adesso, non ricordo cosa.