Verità supposte

11 06 2009

Quando ho scoperto che chi canta in growl usa il diaframma e quindi non dilania le proprie corde vocali, ci sono rimasta un po’ male. Scoprire che per vomitare addosso rabbia e violenza ci vuole studio e tecnica mi ha fatto dubitare dell’effettiva sincerità di quelle grida. Perché, se la voce arriva da un corretto uso di un muscolo e non dalla pancia e dalla gola, se nessuno si fa male, chi può assicurarmi che la rabbia sia vera e sentita? Che non sia una posa?

Sta fissa della sincerità, poi, perché, non lo so. Che non è detto che ciò che non sia meditato non sia sincero, poi. E, viceversa, che tutti i gesti spontanei siano sentiti al cento per cento. Per non parlare degli sguardi. Chi dice che certi sguardi non siano dei riflessi incondizionati?

E poi, la rabbia nel grind c’è, eccome, tutta quanta. Vera, pura e sentita. Palpabile. Non mi verrebbe da scuotere ripetutamente su e giù la testa per quasi un’ora, altrimenti.

(Devo smetterla di fissarmi sulle cose a cui farei meglio non dare troppa importanza; perché non lo sono, importanti. Non-lo-sono.)


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2 risposte

13 06 2009
Eta

Stupita pure io, non lo sapevo.

Però ’ste cose sono importanti.

Se l’avessi scoperto non da te, ma da qualcuno che me lo diceva in modalità “scendi dal pero”, avrei dovuto crescere da me la stessa identica paranoia che ti sei fatta te, e poi mi sarei mandata a cagare da sola.
Ma dato che la para parte da te, forse non è così una stronzata.
Perchè, effettivamente, a leggerlo da te, mi sembra cosa degna di interesse. Ma da vendere. Più ci penso più ci credo.

Però la conclusione è esattamente che anche ciò che è meditato può essere vero. Sicuro! E sentito. Sì.

Certo, allora può essere anche una posa, ma la potrebbe essere comunque. Anche se improvvisato e senza tecnica. O no?

Si tratta di onestà intellettuale, ciascuno a modo suo.

Se poi menti il discutibile sei tu. Se noi non lo capiamo, beh, le sbarbe siamo noi.

Ho fatto il parallelo al disegno, per esempio.
Il mio percorso, che poi è comune.
Prima cercavo la linea pulita “corretta”.
Poi delirio di linee e contemporaneamente linea povera quasi infantile, naif, degenero, insomma.
Mi viene così, spontaneo, disegnare così. Ora.
Ma davanti a quale specchio – certo non il tuo – negherei la quantità di trip fatti su ’sto concetto?

Non ricordo più chi, ma penso un signorino dell’Antica Grecia, diceva che pensa che si debba filosofare deve filosofare, chi pensa che non si debba filosofare deve filosofare per difendere la sua idea.

Sto dalla parte della consapevolezza, il più delle volte.

Scusa la lunghezza del commento.
Colpa tua, che scrivi roba stimolante! ;)

PS Ma magari la scoperta viene dai backstage MiOdi cui io per altro non ho – cazzo – assistito?

13 06 2009
lidalgirl

no lo sapevo da qualche anno, me lo disse il cugino che suona in gruppi metalcore e deathmetal.
il paragone con l’arte ci sta tutto, lo diceva anche Picasso ;)

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