Bipolarismo

16 11 2009

Che porcocane, c’è sempre something missing. O per dirla come mangio, sun buna no. Ormai quando penso a quanto ho cambiato costruito rivoluzionato mi rendo conto che l’unica cosa sui cui sono e resto esattamente la stessa ragazzina ridicola è quella. Com’è che tutte, dico tutte, son diventate donne, e io sono ancora qua a non capire cosa diavolo dire e quando? E cosa fare, meglio, cosa poter fare?

Bla bla bla. Che palle Chicca, sei una lagna unica, quando ti ci metti. E agisci, mannaggia la madonna, anziché arrovellarti, agisci.

E’ una parola.





ma anche no.

7 11 2009

Come non detto.

Vabeh, è stata una settimana che se il vecchio Freddy ci ha preso con l’eterno ritorno dell’uguale sarebbe bello rivivere.

Next stop clausura. Porcodio.





Non ne uscirò mai viva

28 10 2009

Possa io diventar sterile a vita. Possa io non cedere mai all’idea “però un figlio”.Possa io non fare la stessa cazzata di mia madre, di mio padre, di mia nonna, dei miei nonni, dei miei zii, dei miei bisnonni, di tutto il mio albero genealogico. Possa io interrompere questa catena di procreatori a cui interessa solo distruggere le vite che hanno generato.

E possano andarsene tutti a fanculo.





diffida dell’onirico

22 10 2009

Only teenagers are romantic people
(Raein – I was fine before you came)

Che io, a te, non ti capisco.
Ci sono volte che mi sembra ovvio cosa dirti e come, e altre che ho dei dubbi al riguardo.
A volte mi sembra che io e te siamo simili, che la sola differenza fra noi due a parte l’età e il sesso sia di vissuto.
Altri giorni penso che siamo completamente agli opposti e che parliamo due lingue diverse.

Penso che sei un bel mistero.
Penso che, cavolo, a me i misteri attirano.
Penso che qualcun altro m’ha fatto venire il battito cardiaco accelerato dopo alcune settimane, tu solo dopo dieci secondi.
Penso che a qualcun altro ci penso un po’ prima di addormentarmi, ma poi sei tu che sei co-protagonista dei sogni di cui mi ricordo qualcosa. Che me li ricordo perché ci sei tu e la cosa mi perplime, quindi non me li dimentico. E son sempre bei sogni, io son sempre sorridente e radiosa, tu pure, e c’è sempre una bella luce calda.

Son cose che non hanno senso, queste. Non ne hanno. Non ne hanno perché non sono altro che deviazioni mentali fini a se stesse. Ti pare che potrebbe mai capitar qualcosa? Ma per favore, è assurdo.
Se tutti i neuroni del mio cervello se ne rendessero conto sarebbe meglio.





the go-(very)slow

14 10 2009

Funziona che ormai il sistema è collaudato: spari una cazzata, io rido, poi ti prendo in giro, tu ti schernisci ma ridi, io proseguo e ti punzecchio, tu ridi e mi guardi scuotendo la testa, e rido anch’io.
Che c’è simpatia tra di noi, mi pare sia evidente pure alla collinetta dietro la bowl.
Succede che io so che voglio, tu sai cosa vuoi tu, e io so cosa vuoi tu, ma tu non sai che voglio io. E fai discorsi che in fondo sono soprattutto un prendere le misure.
Non ne avevo bisogno, ma apprezzo la cortesia.
Se fossi più diretta, vero. Ma anch’io sto prendendo le misure e tenendo la giusta distanza.
L’hai capito? Non lo so, spero, io ho fatto in modo di.
Al massimo ti faccio un cartello anche per questo.

Che a pensarci la cosa fa ridere, eh. Moriamo dalla voglia di saltarci addosso e nessuno dei due s’azzarda a farlo per primo. Va che è assurdo. Prendi oggi. Chiunque avrebbe colto l’occasione. Cioè, io so perché mi son trattenuta. Cazzata. Sinceramente non lo so. E dire che non era complicato. Però anche te, menomale che ti chiamano tigre.

Mi sa che fra me e te è una bella gara a chi è più fesso, eh.





lifestyle of the freaks and the tramps (they say)

11 10 2009

ma quando avrò sangue dal naso
tu lasciami fare
quando avrò sangue dal naso
tu lasciami fare

Ministri – Il Sangue Dal Naso

Se questo sia un modo poco sensato di vivere, non ne ho idea. Il mio stomaco, che ha dato segni di scompensi fino a poco fa, potrebbe concordare. Il fegato non lo so, lui non ha ancora iniziato a parlarmi, ma già penso che sia sulla stessa linea d’onda. La testa no. La testa incredibilmente regge, alla faccia di chi dice che gli estrogeni aumentano le emicranie. (Incassala questa, Bagnasco.) E nemmeno mi son presa la suina o infezioni varie, nonostante le condizioni poco igieniche delle mie serate.

Ma le idee, le idee, signori miei. Qui si è propositivi, qui ci si crede, qui si hanno delle idee, soprattutto. Delle idee, dei progetti, la voglia di sbattersi per realizzarli. C’è passione, vera, e c’è condivisione. E chi è qui che vive insensatamente, allora? Chi è che si spreca e si perde via?

Diffido di chi non sa che fare della propria vita e lo ammette con candore, però poi pianifica la propria esistenza in ogni dettaglio, vive le situazioni preoccupandosi preventivamente di quel che potrebbe succedere a lungo andare, trascurando di dedicarsi con intensità a quel che hanno nel presente.

Perché oggi, signori, oggi sono discussioni che vogliono portare ad agire, che è ora di smetterla di lamentarsi e basta e non fare nulla. Oggi sono decisioni improvvise e improvvisate, irruzioni e pasti ad ore improbabili. Oggi è occhiate inequivocabili ma anche addormentarsi sognare e ricordarsi chi e cosa ha dato una delle prime, decise scosse all’apatia mentale e non solo. Domani, non so. Potrei non realizzar nulla. Potrei bruciarmi le penne. Potrei rovinarmi la salute. Potrei, ma non m’importa. Il futuro è lontano, il futuro è una trappola. Le paranoie nell’oggi non ci sono. C’è solo vivere, vivere, vivere.





Sonnolenza

5 10 2009

Sbadiglio.
Lunedì.
E la settimana appena passata che è sembrata lunghissima.
Discorsi, e persone.

I discorsi in sospeso da anni che finalmente vengono fatti.
I discorsi a nastro, che non controlli e seguono piste imprevedibili.
I discorsi che vorresti evitare perché potresti apprezzar troppo ma non riesci a far meno di fare.
I discorsi intervallati da lunghe risate.
Le persone che non sono importanti come credono.
Quelle che sono realmente importanti ed è spupazzarsi e ridere fino a sentir male alle guance.
E quelle che ti fanno brillare gli occhi anche quando preferiresti di no.

Lunedì.
Ancora tutto intrappolato negli occhi.
Stretto perché non vada via.
Come i bei sogni.

Sbadiglio.





se ti senti in condizioni da non respirare è una cosa naturale

3 10 2009

E no, sono comunque scossa e non mi sento meglio. Non che pensassi che mi sarei sentita meglio, ma quantomeno che mi fossi levata un peso. Mi sento strana invece. Perché non ho capito se ha dato davvero peso alla cosa, se l’abbia scossa quanto credevo, o no. Se abbia capito perché cerco il distacco e la lontananza, che non è per mancanza d’affetto ma per eccesso, e quest’eccesso mi fa male anziché bene. Ché io ste cose a voce, fra le lacrime e i singhiozzi, non riesco a dirle, a spiegarle. Non sono mai stata capace di dire quel che voglio dire, tranne se si tratta di vomitare addosso rabbia o di pararmi il culo.

Porcocane. Ora come ora preferirei quasi non aver tirato fuori tutto questo e pensare a cose più piacevoli come gli scatti felini per poter arrivarmi davanti e fare gli occhioni e quant’è bello rivedere certe persone, che son davvero le più belle che ci siano al mondo, e alle soddisfazioni di certe foto, eccetera.

Maledetta me.





Alla para-psicologia preferisco l’etologia

26 09 2009

Se a sedici anni mi avessero detto che seguire l’istinto del momento senza azzerare completamente le funzioni cerebrali non avrebbe implicato incorrere in una débacle, avrei fatto meno danni a me stessa (e probabilmente non avrei fatto guadagnare tutti quei soldi all’equo solidale visto che ogni cazzata veniva compensata con una tavoletta intera di Mascao al latte).

C’è anche da dire che se non avessi fatto tutti quei danni a me stessa negli anni passati, adesso non me ne starei mai stata ad un lato della bowl ricevendo e ricambiando occhiate fra l’interessato e il divertito. Che io non ci posso far niente, mi vien da ridere e far linguacce, soprattutto quando gli occhi altrui ridono. Su Cioè a questo punto scriverebbero “c’è elettricità”. Non credo: il mio caschetto nuovo di zecca non s’è sparato per aria, anzi, s’è naturalmente messo a posto dopo che l’avevo fonato malissimo.

Mi hai chiesto se avevo disegnato io la maglietta che ho su. E mi hai detto che i prossimi scatti sicuramente saranno meglio e piaceranno anche a me. Mi sa che sopravvaluti le mie capacità creative, o che sei un po’ troppo sgamato. Facciamo cinquanta e cinquanta, perché nel tuo sguardo si leggono entrambe. Che poi, io avrò gli occhioni che anche se ho su gli occhiali e solo due righe di matita nera pare tu non riesca far a meno di fissarli, ma tu con quelle ciglia lunghe da bambi non sei da meno.

Quando si dice combattere ad armi pari. Cazzo, se mi diverte.





keep on rockin’ in the free world.

19 09 2009

(la foto è di Silvia)

Han ragione quelli che dicono che quando le cose vanno bene non c’è la spinta a scrivere. Quindi, o aspettate che mi succeda qualche tragedia (ma anche no), o che mi venga voglia di scrivere a prescindere (opzione decisamente preferibile).

Concentrarsi su poche cose alla volta.  Gli ultimi due esami, la consegna del titolo della tesi, migliorare e sperimentare continuamente nella fotografia. E continuare sul percorso del “vogliti bene”.

See ya.